MANOVRA ECONOMICA

5 Luglio 2010

Non compare in alcun emendamento, a nostra conoscenza, la proposta - avanzata da Tuttoscuola - di eliminare, o quanto meno ridurre, la franchigia che protegge da riduzioni lo stipendio dei dirigenti statali fino a 90 mila euro (mentre per il personale della scuola non c’è alcuna franchigia). Una misura che porterebbe nelle casse dello Stato 6,9 miliardi in tre anni (in caso di eliminazione della franchigia; la metà se la si dimezzasse, per esempio lasciandola solo per i redditi fino a 45 mila euro). Risorse che consentirebbero di ripianare i debiti delle scuole, pagare le supplenze, recuperare pienamente il 30% per la carriera e almeno una parte degli scatti di anzianità (30% e scatti valgono insieme 4,2 miliardi).

Il Governo, almeno finora, non ne fa menzione; non si ha notizia di emendamenti in questo senso da parte della maggioranza, ma neanche da parte dell’opposizione; i sindacati tacciono su questa proposta. Come mai?

Eppure sarebbe un intervento tecnicamente facile da realizzare, nella direzione dell’equità (si richiederebbe alla classe dirigente un sacrificio percentualmente simile a quello richiesto ad altre categorie). Certo, far digerire un taglio significativo e non solo “di facciata” (come è attualmente nella manovra) ai grand commis non deve essere semplice; e poi a quel punto ci si aspetterebbe che la franchigia fosse tolta anche ai parlamentari, quando si procederà alla riduzione dei loro stipendi, che i presidenti di Camera e Senato dovranno deliberare entro la fine dell’anno. Sarà mica per questo? Si sa, a pensar male si fa peccato, ma…

LA RIFORMA DELLE SUPERIORI

11 Dicembre 2009

Sembra proprio la volta buona.

Dopo tanti anni di attesa e di dibattiti, ricerche e sperimentazioni, il secondo ciclo dell’istruzione verrà riformato. Sono stati identificati i settori, ne viene valorizzata la differenza più che la unitarietà, ridimensionati e rinnovati gli indirizzi, compilate le indicazioni nazionali.

Dal prossimo anno scolastico dunque andrà in vigore, e già dal febbraio si raccolgieranno le iscrizioni sulla bse dei nuovi ordinamenti.

La riforma è sostanzialmente quello che si prevede nelle carte ufficiali, ma per essere realizzata davvero deve tenere conto delle condizioni nelle quali andrà a collocarsi, perchè possa esprimere le novità e la qualità, ma nello stesso tempo costituire un punto di forza per lo sviluppo formativo, economico e sociale.

In passato il dibattito sulla riforma si era concentrato soprattutto sull’architettura del sistema e sulla stesura dei programmi. Oggi la nuova scuola deve confrontarsi con:

- l’autonomia delle singole istituzioni e la loro capacità di operare, anche in rete, per la costruzione di sistemi formativi territoriali, in vista di un progressivo decentramento dell’intero sistema dal governo nazionale a quelli regionali e locali;

- la diminuzione degli orari obbligatori e la riorganizzazione dei tempi e dei gruppi con una maggiore flessibilità, che comporta anche il reperimento di risorse da altre fonti;

- un rapporto più diretto con le realtà politiche e soprattutto economiche locali, che offrono alle scuole maggiori stimoli, ma richiedono da esse una capacità autonoma culturale e progettuale;

- la crescita dei giovani in un contesto sociale che spesso fa trasparire il loro disagio ed il confronto sui risultati dell’apprendimento che ci colloca in posizioni svantaggiose rispetto ad altri Paesi;

- l’innalzamento dell’obbligo di istruzione, che deve però fare i conti con alte percentuali di abbandono ed un ricorso alla formazione professionale alla quale si chiede di mantenere standard di qualità per garantire parità di diritti.

Sarà dunque pienamente una riforma ?

Sarà possibile pur partendo così in fretta ?

Quali sono i punti forti e deboli di un’operazione così impegnativa ?

Che proposte faresti per ottimizzare un tale nuovo servizio sul tuo territorio ?

Federalismo

22 Giugno 2009

La provincia autonoma di Trento ha emanato un regolamento sulla valutazione che mantiene i giudizi nel primo ciclo e non passa ai voti numerici, compreso quello sul comportamento, che loro chiamano capacità relazionale, non è determinante per l’ammissione alla classe successiva o agli esami, ma si esprime all’interno di una valutazione globale.

E’ evidente che questa cosa per gli studenti trentini è molto diversa dal resto del Paese.

E’ un esempio dell’autonomia dei singoli territori, che potrebbe estendersi ad altre regioni per effetto della legge sul federalismo.

Che ne pensi ?

E’ una operazione che deve rientrare tra gli obblighi amministrativi di tutte le scuole o esse potrebbero essere autonome nell’espressione della valutazione.

E il problema dell’equità dove si pone ?

Potrebbe trattarsi più di un’intesa sugli standard di arrivo che di uniformaità dei mezzi espressivi ?

cittadinanza e costituzione

6 Dicembre 2008

Un recente provvedimento legislativo ha rilanciato la presenza forte nella scuola della cultura costituzionale,  non solo a livello conoscitivo, ma nel senso di promuovere una cittadinanza consapevole e attiva, rispetto anche alle principali emergenze sociali, che possono indurre comportamenti devianti nei giovani.

Non è una novità, è tra gli obiettivi pedagogici che una scuola efficiente si deve porre. C’è da anni l’educazione civica, non tanto per imparare gli ordinamenti, ma come educazione civile, ai diritti e doveri.

Perchè un nuovo forte richiamo ? Forse perchè i mutamenti della società e gli atteggiamenti dei giovani hanno bisogno di essere riconsiderati alla luce degli obiettivi della crescita e della convivenza ?

politica scolastica

6 Dicembre 2008

In questa categoria troveranno spazio le posizioni che vengono espresse sui principali problemi di politica scolastica, sia che si tratti di valutazioni, preoccupazioni, ma anche di proposte volte al miglioramento del sistema  formativo. Si desidera che il contributo di tutti coloro che lo desiderano possa aumentare la consapevolezza dell’importanza  di tenere alto il dibattito su questi temi, non certo riconducibili agli addetti ai lavori in senso stretto, bensì interessanti la società tutta, per la quale la formazione deve costituire una fondamentale leva allo sviluppo

Voto di condotta

1 Ottobre 2008

Non c’è dubbio che in una comunità che si definisce educante, qual è la scuola, il comportamento da tenere da parte di tutti, giovani e adulti, sia un indicatore di crescita dei singoli e della comunità stessa.

Ma è da valutare allo stesso modo degli apprendimenti in senso stretto ?

Cosa li lega ?

Può essere un deterrente a comportamenti non consoni al dialogo educativo ed al buon funzionamento delle relazioni ?

Se no, come tenere conto delle “due” dimensioni che tradizionalmente venivano definite: profitto e condotta ?

Valutazione degli allievi

1 Ottobre 2008

Tutto si gioca sui misuratori.

E’ più chiaro quando siamo in presenza di un numero che non di altre modalità di espressione della valutazione.

Ma la domanda di fondo resta non tanto legata alle modalità di espressione quanto al che cosa devo valutare, cioè al come descrivo l’apprendeimento per poterlo valutare.

La didattica per competenze, che viene rilanciata, è il dispositivo che consente di tenere sotto controllo le acquisizioni, di condividere, da parte del corpo docente, i criteri, dopodiche si possono usare anche i numeri.

Cosa pensi dell’uso dei misuratori numerici per la valutazione ?

C’è nella scuola una condivisione dei criteri di valutazione ?

Adottate la didattica per competenze ? Vi aiuta nella valutazione ?

Insegnante unico

1 Ottobre 2008

Ritornare all’insegnante unico potrebbe non essere solo un problema di risparmio, ma bisogna considerare il significato complessivo dell’esserci collegialmente. E’ un valore di tipo culturale, che aiuta a padroneggiare in maniera più efficace, sula piano dello sviluppo di punti di vista diversi ma integrati in comuni obiettivi formativi, ma soprattutto sociale che educano alla socializzazione, vedendosi pensare e operare insieme.

Nella scuola, è noto, non basta il sapere, ed ancor più problemi dà quello competitivo, serve soprattutto un’educazione cooperativa, che oltre a creare le condizioni per l’apprendimento, lavora per costruire valide relazioni. Compresenza, collegialità, cooperazione, all’interno di un’organizzazione efficace, cioè senza sprechi e con l’osservazione dei risultati, sono obiettivi da rilanciare ?

Che ne pensi ?

Lavori meglio da solo o con i colleghi ?

formazione professionale

16 Luglio 2008

Nell’assolvimento dell’obbligo di istruzione vengono riproposti i due canali, quello scolastico e quello della formazione professionale. E’ una discussione in atto da tempo, che riguarda non tanto il luogo dell’assolvimento quanto la parità dei soggetti nella fruizione del diritto allo studio e la qualità dei curricoli per giungere all’acquisizione reale di competenze.

Qual è il tuo parere al riguardo ?

E’ una modalità per diminuire la dispersione e per far “scomparire” un certo numero di giovani dalle indagini internazionali, soprattutto quindicenni ?

Si possono realizzare tra scuola media e biennio proficue collaborazioni tra scuole ed enti di formazione professionale ?

centri di istruzione per adulti

10 Luglio 2008

In Italia non c’è una vera politica per l’istruzione degli adulti. Ci si dibatte tra competenze dello stato, delle regioni e oggi anche delle scuole autonome. Il trattato europeo di Lisbona prevede per il 2010 livelli di alfabetizzazione della popolazione adulta molto distanti dai nostri.

Tutti parlano di istruzione lungo tutto l’arco della vita ma di fatto i nostri “centri” servono principalmente ad acquisire da grandi un titolo di studio non conquistato da giovani o per l’alfabetizzazione degli stranieri.

E’ questo un problema che interessa le nostre scuole e più in generale i cittadini ?

Come andrebbero riorganizzati gli attuali CTP - Corsi serali ?

Si potrebbe praticare una formazione a distanza ?